Negli ultimi anni si nota sempre più un crescente interesse legato al mondo del vino, tanto che ormai il "frutto di Bacco" è diventato moda, piacere, se non addirittura un vero e proprio status symbol. Attraverso il vino si allacciano rapporti, si migliora la qualità della vita, si perfeziona la comunicazione tra le persone. Testimone di questo "fenomeno sociale" il fatto che da più parti, negli ultimi tempi, si organizzano corsi, seminari e stages con l'obiettivo di approfondire la conoscenza di "MondoVino": un incremento che ci induce a sottolineare una diffusa "corso-mania", la quale da una parte può essere utile e positiva, ma dall'altra rischia di creare confusione laddove tali corsi non siano condotti con gran serietà e, soprattutto, nel caso i vini "studiati" siano di pessima qualità.

Einstein e l'Oste Mauro Lorenzon

La base essenziale che anima il sottoscritto parte da un concetto fondamentale, costituito dal "vino in diretta", ovvero dalla degustazione dei migliori vini del mondo. Tutto ciò, nella consapevolezza che nell'assaggiare il meglio è già insita un'indispensabile funzione didattica e di conoscenza. Il conseguente ed inevitabile "rifiuto del cattivo" che ne deriverà, sarà già un ottimo punto di partenza per chi ama il vino. Attraverso l'uso di alcuni sensi - gli occhi, il naso, la bocca - e, perché no, anche lo stomaco, è possibile apprendere come nasce il vino e percepire la sua bontà e la sua genuinità.

Agli inizi degli anni Ottanta, si è affacciata nel "MondoVino" italiano la "nuova enologia" intesa come razionalizzazione della cantina attraverso strumenti e macchine enologiche in grado di produrre vino in maniera più igienica rispetto agli anni precedenti. Sono apparse, quindi, le prime vendemmiatrici automatiche, le presse pneumatiche, i vinificatori a temperatura controllata, nonché pratiche enologiche innovative basate sull'uso di lieviti selezionati e seguite dall'utilizzo, nella fase di vinificazione, di antiossidanti e solforose. L'Italia del vino, pertanto, ha conosciuto un'evoluzione tecnologica nella quale si sono riconosciuti anche vini diversi rispetto al passato, vini che esprimono in maniera più decisa un gusto cosiddetto "internazionale". L'esatto contrario, insomma, di quello che accade ancora oggi in Francia. I nostri cugini d'oltralpe, infatti, non hanno mai trascurato la peculiarità territoriale, e negli ultimi 300 anni hanno sempre rispettato il gusto del terroir, preoccupandosi quindi più del vigneto che della cantina.

Anche in Italia, per fortuna, esiste uno "zoccolo duro", seppure in netta minoranza, che tiene saldo e difende il principio vigna—terreno—vino—produzione, vinificando pertanto in mosti senza lieviti selezionati e utilizzando vasi vinari tradizionali. Io difendo incondizionatamente questi ultimi per il semplice fatto che solo proseguendo su questa strada potremo avere vini più genuini e peculiari, "creati" nel rispetto dell'uomo e del suo ambiente. 

Vinosi saluti. 

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